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Se il Friuli torna alla Lira, l’hacker si fa pagare in Bitcoin con il CryptoLocker- Messaggero Veneto 27/03/2015

Sarebbe una notizia che rientra nella norma e passa pressochè inosservata, quella della titolare di un noto ristorante della zona di Udine che per sua sbadataggine, si fa infettare il computer dall’ormai conosciutissimo virus CryptoLocker, (ne parlarono anche a Striscia la Notizia alcuni mesi fa).

Il virus CryptoLocker è la derivazione di un  worm noto ormai da diversi anni ( 2008) il Gpcode.AK, che agisce criptando i dati della vittima e richiedendo poi un pagamento per la decriptazione. CryptoLocker generalmente si diffonde come allegato di posta elettronica apparentemente lecito e inoffensivo che sembra provenire da istituzioni legittime, si installa nella cartella Documents and Settings (o “Users”, nei sistemi operativi Windows più recenti) con un nome casuale e aggiunge una chiave al registro che lo mette in avvio automatico. Successivamente tenta di connettersi a uno dei server di comando e controllo, una volta connesso il server genera una chiave RSA a 2048 bit, manda la chiave pubblica al computer infetto.  Il malware quindi inizia a cifrare i file del disco rigido con la chiave pubblica, e salva ogni file cifrato in una chiave di registro. Il processo cifra solo dati con alcune estensioni, tra queste: Microsoft Office, Open document e altri documenti, immagini e file di Autocad. Il software quindi informa l’utente di aver cifrato i file e richiede un pagamento anonimo per decifrare i file. Il pagamento deve essere eseguito in 72 o 100 ore, o altrimenti la chiave privata viene cancellata definitivamente e “mai nessuno potrà ripristinare i file”. Il pagamento del riscatto consente all’utente di scaricare un software di decifratura con la chiave privata dell’utente già precaricata. (fonti Wikipedia).

Nulla di eccezionale quindi, se non fosse che l’hacker ha trovato nel Bitcoin, la miglior valuta per farsi pagare anonimamente il riscatto.

E’ questo il motivo per cui i titolari del noto ristorante udinese hanno fatto visita, come riporta l’articolo del giornale locale, al “centro Bitcoin” di viale Palmanova a Udine, sede del primo “bancomat” Bitcoin istallato in Italia (il terzo istallato in Europa a quei tempi…).Se i titolari abbiano o meno usufruito dei servizi di cambio-valute di quel “centro Bitcoin” in cui si sono recati ed abbiano poi pagato il riscatto contrariamente a quanto affermato nell’intervista, non sta certo a noi svelarlo, ma non si può non rilevare che il Friuli è tornato all’utilizzo della vecchia Lira abbandonando l’Euro. Il Messaggero Veneto infatti, nel suo articolo che riproponiamo in foto qui sotto, afferma che il riscatto per decrittare i dati del pc infetto ammonti a 0,8 BTC pari a 240 mila lire!!!

Sarà forse questo il motivo per cui l’hacker a preferito farsi pagare in Bitcoins??    lol 🙂

Al di là degli scherzi e delle “sviste valutarie”, notiamo anche come in pochissime righe, l’autore dell’articolo, il giornalista Renato D’Argenio, abbia saputo dare le informazioni minime e necessarie sul Bitcoin al largo pubblico dei lettori locali ancora ignari della rivoluzione delle criptovalute e di ciò gliene va senz’altro reso merito.

MVbitcoin

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Blockchain Watch: Il bugiardino del Bitcoin – Bitcoin Foundation Italia 20/03/2015

Da tempo vado dicendo e scrivendo che gli enormi ed ovvi interessi delle lobby economiche e finanziarie mondiali osservano con diffidenza uno strumento di libertà come il Bitcoin, quando peggio, accortisi di non poterci mettere le grinfie sopra, utilizzano qualsiasi mezzo, in primis i media dell’informazione tradizionale (giornali e televisione), per dare notizie completamente fuorvianti sul fenomeno dirompente delle criptovalute e fare del sano (per loro) terrorismo mediatico.
Visto i tristi primati dell’Italia in questo settore e la qualità infima dei pennivendoli (“giornalisti”) nostrani, anche la Fondazione italiana Bitcoin, unico organo apolitico e super partes di esperti e appassionati di questo settore nel BelPaese, ha voluto segnalare ed istituire un premio per le CAZZATE più grossolane pubblicate sull’argomento. E naturalmente c’era da aspettarselo,  La Repubblica ed il gruppo Espresso sono in corsa per il primo posto. Di seguito riporto il primo comunicato della Fondation ricordando a tutti e non solo ai suddetti “giornalisti”, ma anche ai lettori, di informarsi, informarsi ed informarsi, controllando ferocemente le fonti, se vogliono addentrarsi nel complesso mondo delle criptovalute. Ho aperto perciò un’apposita sezione nelle CATEGORIE del blog e controllerò e riporterò il seguito dell’istituito “Bugiardino Bitcoin”, premurandomi di segnalare altre “perle di saggezza” qualora non si volesse proseguire con questo sacrosanto strumento di controllo della malainformazione.
Buona lettura.
GAVRILO

Il bugiardino del Bitcoin – Prima dell'[ab]uso leggere le avvertenze (per giornalisti)

Ormai chi segue il mondo del Bitcoin è abituato a leggere “imprecisioni”, più o meno malevole, riguardo a questa tecnologia.
C’è già stata un’occasione in cui ci eravamo interessati a trattare un esempio di disinformazione oltre ogni aspettativa:
Gli esperti informatici di Michele Di Salvo

In generale ci si aspetterebbe, ingenuamente, che il giornalista faccia prima un lavoro di ricerca, per poi successivamente preparare il testo (o registrazione) di quanto avesse appurato.
Questo nell’interesse ultimo di fornire un informazione corretta e trasparente al lettore. L’intento dovrebbe essere quello di arricchire il lettore, e in cambio ottenerne un ritorno, che sia economico o in termini d’immagine. Nella realtà, capita sempre meno spesso che sia cosi.

I motivi possono essere molteplici, e forse in Italia per aspetti culturali e politici la cosa può aggravarsi ulteriormente.
Considerata poi la complessità iniziale nell’accedere e comprendere la tecnologia Bitcoin e delle crittovalute, la probabilità che questo capiti si eleva all’ennesima. Non sarebbe in fondo questo gran male, e potrebbe addirittura essere trascurabile, solo non fosse che nell’incentrare energie sul disinformare, si finisce anche col non informare, lasciando l’utente in balia del nulla. Quali sono le peculiarità del Bitcoin, a cosa bisogna prestare la maggiore attenzione, quali sono i rischi effettivi? Purtroppo informazioni come queste non traspaiono quasi mai dagli scritti di chi si occupa in modo superficiale del Bitcoin, e in fondo viene reso al consumatore tutto fuorché un servizio. Se non addirittura un danno.

Certe occasioni ci sembrano però fin troppo estreme per sembrare occasionali sviste, risultato di semplice ignoranza in materia. A volte, quando va bene, è solo menefreghismo. In altre occasioni è palese malafede.


Repubblica

Questa settimana ci siamo ritrovati con questo titolo su Repubblica.it: “Bitcoin chiede il fallimento controllato”
Il contenuto riportava quanto segue:
“NEWYORK – La società internazionale che ha varato i Bitcoin, la moneta virtuale, ha chiesto di accedere alla procedura di fallimento controllato, depositando i registri contabili presso il tribunale fallimentare di Manhattan. La multinazionale ha debiti per oltre 300 mila dollari che non può coprire.”

Davvero difficile da commentare, per la sua superficialità.

E’ possibile vedere l’originale, in uno screenshot effettuato da un utente del forumhttp://postimg.org/image/ogo8z6xrn

L’articolo è rimasto cosi per diverso tempo, almeno quanto basta per vederlo segnalato su tutti i vari social, e riportato anche dai vari siti clonatori a caccia di facili visite.
Qualcuno deve aver fatto notare l’errore immenso, e dunque si è pensato di cambiarlo, con questo risultato:

“NEW YORK -Una società americana che utilizza i Bitcoin, la moneta virtuale, ha chiesto di accedere alla procedura di fallimento controllato, depositando i registri contabili presso il tribunale fallimentare di Manhattan. La società ha debiti per oltre 300 mila dollari che non può coprire. E’ uno dei primi segnali di una possibile crisi più generale della moneta virtuale.”
http://www.repubblica.it/economia/2015/03/17/news/bitcoin_chiede_il_fallimento_controllato-109695193/

Quindi, una società americana, non si sa quale, dedicata al Bitcoin, è fallita. E’ un servizio reso al consumatore, questo? E’ un’informazione di qualità?

Cosa si penserebbe di un articolo che inizia cosi senza dare altre informazioni?
“Una società americana che utilizza la posta elettronica…”

La chiusura poi, “E’ uno dei primi segnali…”.

Quindi ok, l’autore deve aver intuito di averla scritta troppo grossa. (non sapendo poi di cosa stesse parlando)
Ma comunque quello che sembra essere il fine ultimo, permane, ovvero cercare di mettere in cattiva luce la situazione del Bitcoin, senza fare alcun servizio d’informazione.

Tanto per andare nel dettaglio di questa singola notizia, qui trovate informazioni più approfondite:
http://www.coindesk.com/world-bitcoin-association-files-for-bankruptcy-amid-landlord-legal-fight/

Sembra che il tutto sia legato ad una controversia con il proprietario della residenza della società, la situazione è ancora in evoluzione.
Per quanto ci riguarda, è poi la prima volta che sentiamo parlare di questa società, e siamo abbastanza immersi nell’ambiente.


Wallstreet Italia

http://www.wallstreetitalia.com/article/1807128/restrizioni-pagamenti-cash-in-italia-e-francia-sanciranno-la-fine-del-bitcoin.aspx

Qui non abbiamo dubbi, si tratta di totale ignoranza e malafede.
Chi ha scritto questo articolo (un certo DaC) non ne ha un idea di politiche economiche o di Bitcoin (o probabilmente, è a digiuno di entrambi).

Titolo:
“Restrizioni pagamenti cash sanciranno la fine del Bitcoin”
Dopo ben 48 volte (ora che scriviamo), il Bitcoin è giunto alla sua fine (ancora!)

Basta prendere le seguenti frasi per capire quanto di vuoto ci sia, in realtà, nell’articolo pubblicato:
“Il passo successivo sarà quello di rendere obbligatori i pagamenti con carte di credito e monete digitali, come il Bitcoin.”

Dunque renderanno obbligatorio l’uso del Bitcoin? Per noi amanti della libertà di scelta, obbligare l’uso del Bitcoin non sarebbe comunque qualcosa di auspicabile, ma a decretarne l’obbligo, insomma, se ne può annunciare davvero tutto fuorché la morte. Ma proseguiamo… “L’unico motivo per cui il Bitcoin è ancora sopravvissuto in un tale contesto avverso è che la Federal Reserve americana vuole studiare l’andamento e i risultati ottenuti dalle monete virtuali.”
Qui diventa difficile, questa frase si basa sul precedente assunto errato, quindi già non può stare in piedi, ma anche fosse, sta dicendo che sostanzialmente la sopravvivenza del Bitcoin sia legala ad una grazia da parte della FED.

E come dovrebbe agire, la FED, in tal senso? Mettere in carcere il famoso Bitcoin CEO?

Seriamente, andiamo avanti per trovare l’apice, a dimostrazione di non averne proprio un’idea:
“Quando la banca centrale dell’economia maggiore al mondo deciderà di dare il la alla nuova era dei pagamenti elettronici obbligatori per tutti, il Bitcoin non varrà più nulla. “

Nel caso succedesse questa “catastrofica” situazione, l’unica via per avere delle transazioni dove si può avere una maggiore privacy, l’unica via per poter essere sicuri di non avere un conto bloccabile o limitabile da terze parti, l’unica via per poter far transitare grandi quantità di valori da un capo all’altro del mondo, senza pagare praticamente nulla (evitando i vari intermediari), …sembrerebbe invece proprio essere la via del Bitcoin.
Limitare o addirittura eliminare contante e obbligare tutti all’uso di mezzi di trasmissione digitali, tracciabili e controllabili, sarebbe ciò che farebbe, con ogni probabilità, letteralmente esplodere il valore del Bitcoin.

Incompetenza certificata.


Ultimo di questa strigliata, comunque non ai livelli precedenti:
“Basti citare che nel 2013 la Repubblica di Cipro ha scelto il bitcoin come “valuta rifugio”, mentre a partire da qualche anno fornitori di prodotti e servizi del calibro di Amazon o Miscrosoft accettano ufficialmente pagamenti in bitcoin.”
https://www.securitysummit.it/milano-2015/atelier-tecnologici/talk-160/

Siamo spiacenti, ma la Repubblica di Cipro non ha mai scelto il Bitcoin come “valuta rifugio”, Amazon non ha mai accettato Bitcoin come mezzo di pagamento fino ad ora, e pur non conoscendo questa “Miscrosoft”, e dunque può essere che sia vero, ci risulta che un’altra azienda con il nome simile, tale Microsoft, si, accetti Bitcoin quale metodo di pagamento.

Non è detto che siano stati Giovanni Schmid e Pasquale Forte a preparare questa presentazione, ma nel caso, questo maldestro tentativo di attirare l’attenzione spingendo sull’ “appello all’autorità” non fa presagire niente di buono sulla preparazione ed esposizione di questo incontro.

AWARD annuale della NOTIZIA spazzatura – 2015 – [montepremi in attesa di ritiro]
La comunità Bitcoin italiana dall’anno scorso ha lanciato un’iniziativa.
Trovare e votare la peggiori notizie e premiare gli autori, potete trovare la discussione sul forum ufficiale:
https://bitcointalk.org/index.php?topic=500555.0;all

IL SITO DI INCONTRI BADOO ESTENDE I PAGAMENTI IN BITCOIN A OLTRE 20 PAESI – COIN DESK – 11 MARZO 2015

La rivoluzione Bitcoin è la prossima Internet – dice la Bank of England – The Telegraph 26/02/2015

La rivoluzione Bitcoin potrebbe essere la prossima Internet, dice la Banca d’ Inghilterra

La Banca d’Inghilterra ha svelato un analisi sulle criptovalute come il Bitcoin suggerendo che il denaro elettronico potrebbe causare un drastico cambiamento nell’industria dei pagamenti.Some of Bitcoin enthusiast Mike Caldwell's coins and paper vouchers often called

La Bank of England pensa di poter creare la propria moneta digitale Photo: Reuters

Andreas Antonopoulos: il Bitcoin toccherà nuovi massimi entro i prossimi due anni – 08 febbraio 2015 –

Andreas Antonopoulos: Bitcoin Needs Two Years

newsbtc

Andreas Antonopoulos  crede che il Bitcoin toccherà nuovi massimi entro i prossimi due anni.

Mentre parlava pubblicamente riguardo alla discesa nelle quotazioni del valore del Bitcoin, il celebre  attivista Bitcoin ha sottolineato che nel corso dello stesso anno ribassista per il prezzo del bitcoin, questo settore ha ricevuto  $ 500 milioni di investimenti .  Egli ha puntato in particolar modo su due tecnologie riguardanti i bitcoin wallets – multisig e  hierarchal deterministic (HD) wallets — che hanno suscitato interesse nel mondo reale e portato immensi profitti a chi le ha lanciate.

‘Dateci due anni’, ha dichiarato Antonopoulos, predicendo gli stessi risultati per le attuali immature tecnologie Bitcoin. ‘Ora, che cosa succede quando 500 aziende e 10.000 sviluppatori si dedicano allo stesso problema? Dategli due anni e vedrete alcune cose piuttosto sorprendenti per quanto riguarda i bitcoin. ‘Ha continuato a parlare di un futuro vicino/lontano con sistemi decentrati aperti, i cui ingredienti sono innovativi e libero da qualsiasi tipo di monopolio.  ‘Metti tutto ciò contro un sistema chiuso’, ha aggiunto, ‘controllato da un fornitore centrale, il cui consenso è necessario al fine di innovare,  e che innova solo escludendo ed in  concorrenza con tutte le altre società – e noi lo schiacceremo’. ‘Da quello che abbiamo potuto raccogliere, l’uomo ha semplicemente cercato di mostrare agli appassionati di Bitcoin una strada argentata che, ad un certo punto, finirà con il consolidamento in massimo due anni.

I Miglioramenti Tecnologici Spingeranno Nuovamente In Alto Il Bitcoin?

bitcoin chart

In tempi in cui la gente sta ancora dibattendo sul vero valore del Bitcoin esiste ancora uno spazio in cui la tecnologia può giocare un ruolo di promozione verso un nuovo trend rialzista. La criptovaluta è indubbiamente sfuggita dal suo sovravalutato territorio, ma allo stesso modo è rimasta anche vittima  di pratiche di trading corrotte. Non importa quanto si cerchi di evitarlo, il Bitcoin è ancora conosciuto principalmente per il suo valore mentre gli altri vantaggi semplicemente sono considerati secondari. Ma come le cose cominceranno a muoversi, sarà necessario per il Bitcoin crescere come insieme – valuta, network, tecnologia ecc. Forse allora ci si potrà aspettare una correlazione tra il successo del Bitcoin come tecnologia e la crescita come quotazione – fino ad allora noi possiamo solo provarci ed aspettare.

Il prezzo del Bitcoin cade sotto i 300 dollari – Cryptonews 04/01/15

Price downCosì, è successo. Dopo essersi mosso per qualche tempo attorno ai $300, il prezzo del Bitcoin è precipitato sotto i $300. Questo nuovo crollo del Bitcoin all’inizio del 2015 è una continuazione del trend ribassista dell’ultimo anno – il 2014, in cui il Bitcoin ha avuto la peggiore performance tra tutte le valute esistenti al mondo ,  per quanto riguarda  i grafici. Invece, se aprite la mente ad una finestra di 14 mesi anzichè ad una di 12 , il Prezzo del Bitcoin ha performato molto meglio. Cercate di tenere ciò bene a mente.

Lo stato di fine anno del Prezzo del Bitcoin è stata una pessima notizia per gli speculatori, soprattutto per quelli che hanno acquistato i loro bitcoins un anno fa quando il prezzo era sopra i $1000, sperando di vendere e trarre immediatamente profitto ed invece hanno visto il prezzo stabilmente scendere.

Aspettando che sia pubblicata presto  una nuova e più particolareggiata analisi, vorrei sottolineare ancora una volta che il prezzo del Bitcoin non è importante.

Nel 2014, Bitcoin è stato  veramente un pessimo investimento per gli speculatori, ma un investimento molto buono per i  venture capitalists.  Loro hanno investito nelle cryptocurrency startups perchè hanno visto che il volume delle transazioni in Bitcoin e la sua adozione da parte di consumatori e rivenditori stava salendo.

Come CCN ha osservato in settembre ,  l’uso fa scendere il prezzo. Se tutti vogliono comprare e nessuno vuole vendere, il prezzo va alle stelle. Se più gente vuole vendere, il prezzo scende. Questo principio base dell’economia si applica a qualsiasi cosa, incluso il Bitcoin.

Oggi noi abbiamo una massa critica di persone che usano i loro bitcoin per comprare beni e servizi. Noi paghiamo i rivenditori in Bitcoin, e alle volte essi usano i bitcoins per pagare i loro fornitori, ma ad un certo punto della catena qualcuno converte i bitcoins in valuta corrente, e quello tirerà giù il valore del Bitcoin.

Allo stesso tempo,  il Bitcoin è ben avviato sulla strada per rivoluzionare il mondo della finanza con disruptive killer apps. I Venture capitalists lo hanno capito, ed alcuni dei loro investimenti avranno dei bellissimi ritorni.

Qui per restare…per sempre! Diamanti per Bitcoin – da Cryptocoins News

iDiamondsUn’ altra prova che il Bitcoin è qui per restare: sulla scia di Microsoft, Dell, Time news il negozio e-commerce iDIAMONDS ha ora deciso di accettare bitcoin per la vendita di diamanti e di gioielleria in diamanti.

Il conosciuto dettagliante online  iDIAMONDS.com si è preso il morbo del Bitcoin! La società con sede a New York City  ha deciso di tirar fuori l’industria dei diamanti dal sorpassato mondo degli affari per spingerla verso il futuro permettendo a chiunque di scambiare bitcoins per diamanti. Per rendere tutto ciò possibile iDIAMONDS ha così iniziato una partnership con il processore di pagamenti in Bitcoin BitPay .

Secondo Dan Gildoni, amministratore delegato della società, scambiare bitcoin per diamanti è una scelta eccellente per gli  investitori in Bitcoin, aggiungendo:

In primo luogo, come dice la famosa frase: ‘I diamanti sono per sempre.’ Tradizionalmente aumentano di valore, sono un prodotto stabile, e sono un bene ricercato nel loro ambito

Una ricerca di iDIAMONDS ha rilevato che le principali difficoltà che i consumatori trovano con il mercato al dettaglio di diamanti attuale sono la la travolgente disponibilità di offerta e le informazioni disponibili. L’informazione sui diamanti è coperta da oltre 1.000.000 di pagine on-line. Per far fronte a questo punto critico dei consumatori, iDIAMONDS è stata fondata con un semplice obiettivo: rendere più facile l’acquisto di diamanti e gioielli con diamanti. In linea con questa mission hanno perciò deciso di accettare  bitcoin per diamonds.

L’adozione del Bitcoin a livello mondiale in questo ultimo anno è cresciuta in maniera esponenziale ; con Microsoft, Greenpeace, Newegg, Overstock, Dell, Wikipedia, Time, Mozilla and molte altre case e società famose che accettano pagamenti in Bitcoin. Offrendo agli entusiasti di Bitcoin una stabile e affidabile opportunità di scambiare i loro bitcoin in  diamanti, iDIAMONDS aspira a dare un ulteriore spinta alla rivoluzione delle  cryptocurrencies offrendo una sensazionale offerta di gioielli.

Quanto incide sulla quotazione l’integrazione di Microsoft nell’ecosistema Bitcoin?

| Published on December 11, 2014 at 04:51 GMT

microsoft bitcoin

Aggiornamento (11th December 14:15 GMT): Informazioni aggiuntive dall’annuncio formale di Microsoft.


Il gigante informatico globale Microsoft ha aggiunto il Bitcoin come  opzione di pagamento per una varietà di contenuti digitali  attraverso le proprie piattaforme online.

Secondo la pagina di informazioni sui pagamenti di Microsoft , i clienti statunitensi possono ora utilizzare i Bitcoin per aggiungere i soldi ai loro conti,  utilizzati poi per acquistare contenuti come applicazioni, giochi e video dalle sue piattaforme Windows Phone e Xbox Windows,

L’annuncio a sorpresa, è il risultato di una partnership con il processore di pagamenti in Bitcoin con sede in  Georgia BitPay e aggiunge un altro importante player tecnologico per l’ecosistema bitcoin – Microsoft che vanta una capitalizzazione di mercato di oltre $ 380 miliardi  e fatturato annuo superiore a $ 86.8 miliardi nel 2014 .

Eric Lockard, vice presidente corporate di Universal Store a Microsoft,  ha poi affrontato la notizia sotto tutti gli aspetti in un post del suo blog ed ha cercato di trasmettere al pubblico  perché crede che la mossa potrebbe essere parte di una strategia a lungo termine che adotta la moneta digitale.
Lockard ha detto:

“L’uso di monete digitali come il Bitcoin, mentre  ancora non è mainstream, è in crescita al di là dei primi appassionati. Ci aspettiamo che questa crescita continui e consentendo oggi alle persone di utilizzare Bitcoin per acquistare i nostri prodotti e servizi ci permetta di guidare questa tendenza. ”

Microsoft

L’integrazione è soltanto parziale, però. Microsoft ha detto che non accetterà la moneta digitale come metodo di pagamento diretto, anche se un integrazione più ampia potrebbe avvenire in futuro.

Microsoft spiega:

” È possibile utilizzare Bitcoin solo per caricare denaro al tuo conto Microsoft e poi acquistare beni digitali presso i negozi online di Microsoft. Non è possibile utilizzare Bitcoin direttamente in questo momento per acquistare prodotti e servizi Microsoft .”

Massimo $ 5.000

La pagina contiene anche le istruzioni per l’aggiunta di Bitcoin all’ account dell’utente, compresole istruzioni per desktop e utenti mobili. Microsoft fa sue anche le considerazioni dei consumatori per l’utilizzo di bitcoin come metodo di pagamento, notando l’irreversibilità delle transazioni.

BitPayLa pagina continua a spiegare che i clienti che aggiungono denaro ai loro conti conle  bitcoin non riceveranno  rimborsi per queste operazioni (non reversibilità della transazione). I clienti che ritengono di aver inviato una transazione errata sono invitati a contattare l’azienda.

I clienti possono caricare fino a 1.000 dollari al giorno sul loro conto  Microsoft, con un massimo di $ 5.000 per ogni account registrato dallo stesso utente.

Microsoft costruisce legami con il bitcoin

L’integrazione di Microsoft con la criptovaluta ha una  progressione lenta, ma piena di eventi notevoli che ne suggeriscono ed insieme confermano questa intenzione.

Nel mese di febbraio, Microsoft ha lanciato un aggiornamento al suo motore di ricerca Bing che ha permesso agli utenti di generare conversioni dei prezzi in bitcoin. A quel tempo, il co-fondatore e attuale consulente tecnologico di Bill Gates, ha confermato l’interesse nelle tecnologie dei pagamenti digitali da parte della sua onlus Fondazione Bill Melinda proprio  in un Reddit Ask Me Anything .

Gates ha poi direttamente commentato in tema Bitcoin durante un’apparizione in  ottobre sul segmento di Bloomberg ‘Street Smart’, dove ha espresso sostegno per l’idea di denaro digitale e ha detto che Bitcoin era un ‘eccitante’, anche se forse problematica, soluzione alle attuali criticità finanziare.

A New York il Bitcoin è esentasse – Marco Viviani -WebNews 09/12/2014

Un’altra vittoria per il Bitcoin, a mio parere… La vera libertà è con il Bitcoin, si passa dallo “STATO che ti OBBLIGA a pagare le tasse” a “paghi allo Stato le tasse CHE VUOI (solo ciò e quanto ritieni giusto)”, praticamente la via per demolire gli Stati Nazionali. Nel link qui sotto l’articolo di Marco Viviani per WEBNEWS sembra confermare che anche gli Yankees si sono arresi all’evidenza… Gavrilohttp://www.webnews.it/2014/09/24/paypal-introduce-il-supporto-ai-bitcoin/A New York il Bitcoin è esentasse

Lo Stato di NY stabilisce che le crittomonete non sono soggette alla tassazione sul valore e sono beni intangibili: scambiarle è come il baratto.

, 9 dicembre 2014, 16:36

Ai fini fiscali, le crittomonete sono beni intangibili, scambiarle è come il baratto e sono esenti da Iva. Questo è stato stabilito dallo stato di New York, che pochi giorni fa ha chiarito un aspetto sul quale c’era un grande interrogativo. In quello stato americano, dunque, le operazioni sui Bitcoin come su tutte le altre monete virtuali saranno esentasse.

Bella forza, direbbe qualcuno: il documento del governo newyorchese non poteva certo modificare la natura fortemente anti-statuale della crittovaluta, ma è pur vero che queste monete sono anche convertibili, e con esse si possono anche acquistare beni e servizi (ma non pagare le tasse). Così la risposta del governo di uno degli stati frontiere delle crittovalute ha scritto nero su bianco:

L’uso da parte di un cliente di moneta virtuale convertibile per pagare beni o servizi forniti a New York è trattato come una operazione di baratto. Ai fini fiscali delle vendite, la moneta virtuale è una proprietà immateriale. Dal momento che l’acquisto o l’uso di un bene immateriale non è soggetto a imposte sulle vendite, qualsiasi moneta virtuale convertibile ricevuta da una parte di una operazione di baratto non è soggetta ad IVA.

Un chiarimento per i commercianti, una presa in giro per la community

La questione nasceva dalla necessità di chiarire le procedure esatte per i commercianti che desiderano utilizzare le monete virtuali nelle loro operazioni di vendita, uno degli infiniti scenari di transizione di denaro che più avevano destato una sana curiosità negli addetti ai lavori e nel mondo dell’economia reale. Viene risolta in questo modo: dato per assodato che un venditore accetta monete virtuali per l’acquisto di un bene materiale che dovrà registrare al momento della vendita, le tasse sono sul valore di quell’oggetto in dollari, dunque che sia necessario convertire altre monete non ha rilevanza, perché il venditore dovrà comunque pagare sull’imponibile dettato dalla vendita di un bene che ha un valore stabilito in moneta corrente. Tuttavia, alla community, scottata dalle proposte sulla licenza Bitcoin di qualche mese fa, il comunicato appare come parziale e ipocrita. David Mondrus di CoinTelegraph, è molto critico:

La legge si applica solo ai residenti di NY. In secondo luogo, gli adempimenti fiscali sono notoriamente bassi per gli acquisti su internet. Terzo, le operazioni di questo tipo sono rare nel mondo fuori dai Bitcoin, e quindi nel complesso per la maggior parte dei consumatori e dei commercianti, quasi assicura che il rispetto di questa sentenza sarà altrettanto vago.

Le contraddizioni

Mentre lo stato di NY stabilisce queste pratiche minime, al Senato è attualmente in esame una legge che stabilirebbe un protocollo univoco per l’uso di queste monete, che manterrebbe le esenzioni fiscali ma, in contrasto con la dichiarazione di New York, tratterebbe le monete virtuali come valuta e non come proprietà. Per farsi un’idea basta leggere i commenti su Reddit per capire che la community dei bitcoiners non è soddisfatta di queste dichiarazioni e sostanzialmente guardinga.

Banca Mondiale: il Bitcoin non è uno “Schema di Ponzi” di Evander Smart – Cryptocoin News

 

Schema Ponzi : Un’ operazione di investimento fraudolento in cui un operatore, un individuo, o organizzazione, paga i guadagni agli investitori con nuovo capitale, preso a nuovi investitori, invece  che dai profitti dell’operatore stesso. Molta gente  sotto-informata, sotto-istruita e sotto-controllo ha per anni ritenuto che il Bitcoin ne facesse parte. bitcoin is not a ponzi scheme

La  gente tende ad aver paura di ciò che non conosce e si nasconderà dietro questa paura portando attacchi ciechi che sembreranno corretti, ma che sono solo ignoranti, se non peggio. Bitcoin chiaramente non cade per niente sotto la definizione di  “Ponzi scheme” e ciò è stato doppiamente testato da quella che molti chiamano il “Ponzi scheme” per eccellenza,  la World Bank (Banca Mondiale).

World Bank: Esperti nel “Ponzi Scheme”

Kaushik Basu ha appena finito un  lavoro di ricerca per la World Bank,  e mentre principalmente spiegava cosa fosse tale “schema” dalle sue origini , Basu ha sentito l’esigenza di fare una positiva chiarezza sul Bitcoin, affermando come questo non potesse rientrare in tale paradigma.

“E’ uno dei più recenti casi di “bufale” per quanto riguarda l’esperimento Bitcoin. Il Bitcoin è un criptovaluta, la cui migliore e più originale attrazione sono gli infimi costi di transazione che sono associati al suo uso. Uno può comprare Bitcoin nello stesso modo in cui può comprare Euro e commerciare liberamente con gli altri avendo euro. Il problema è nato quando la gente ha cominciato a speculare sul fatto che il valore del Bitcoin sarebbe cresciuto, facendo  così aumentare la domanda di Bitcoin e rendendo  praticamente l’aumento della sua quotazione un’ auto-profezia. In altre parole, ciò a cui noi abbiamo assistito recentemente riguardo al fenomeno Bitcoin calza perfettamente con la definizione standard di “bolla speculativa” afferma Kaushik Basu nella sua ricerca commissionata dalla World Bank. “Contrariamente a un’opinione largamente diffusa, Bitcoin non è un Ponzi intenzionale. E c’è poco da sapere trattandolo come tale. Il valore principale del Bitcoin può, in retrospettiva, risultare una lezione offerta alle banche centrali sulle prospettive della moneta elettronica, su come migliorare l’efficienza e ridurre i costi.”

Una domanda migliore di “Cos’è il Bitcoin?” che pochissima gente comune si  fa meno di quanto dovrebbe è invece ” Cos’è la World Bank?”  Bitcoin è un protocollo rivoluzionario che supporta una valuta on line di unità finite (21 milioni, 13,5 milioni prodotte attualmente) il cui valore è basato unicamente sulla richiesta di mercato. Questa moneta digitale ha un valore di capitalizzazione sul mercato di appena oltre i 5 miliardi di USD nel momento in cui si sta scrivendo. La “World Bank” è,  secondo  Wikipedia, “Un’istituzione finanziaria internazionale che fa capo alle Nazioni Unite e che eroga prestiti alle nazioni in via di sviluppo a fronte di “programmi di capitalizzazione” . L’obbiettivo ufficiale della World Bank è la riduzione della povertà .” Sul serio?  Com’è che è così lontana da quest’obbiettivo, dopo 70 anni di esercizio?

Creata durante la famosa (o famigerata, dipende da chi sia l’interlocutore) Conferenza di Bretton Woods del 1944, la World Bank fu fondata, insieme al pari clandestino IMF (Fondo Monetario Internazionale), dagli U.S.A. e dal Regno Unito. Finchè  USA e World Bank sono governate dai loro quartieri generali a  Washington D.C.,  non ho bisogno di speculare troppo su chi controlli queste mega-banche internazionali .

Potrei dirvi per filo e per segno quale sia l’opinione concreta e on line sulle loro dichiarazioni di storia e missione, ma io preferirei che vi istruiate via video. Karen Hudes è stata nel Consiglio Generale della Banca Mondiale per oltre un decennio, e nessuno meglio di lei potrebbe sapere il suo funzionamento interno. Ha la sua propria versione di cosa sia un research paper, e un’idea personale su una delle entità finanziarie più segrete e potenti del mondo. E ‘ molto più interessante e approfondita di quello che Kaushik Basu ci ha fornito qui sopra.

(Dal punto di vista personale, sono stato un banchiere di Wall Street per molti anni, ed ho anche avuto accesso ad informazioni che non avrei potuto, simili a quelle della signora Hudes, ma certamente non a quei livelli . E’ uno dei motivi per cui non lavoro più a Wall Street. Ci sono un sacco di cose non scritte e io non avevo l’etica, nè sentivo il bisogno di essere seriamente coinvolto in quella parte del mondo. Sono orgoglioso di dire che non ho avuto quello che serve per essere un moderno ‘Barone dei ladri’!).   Le più grandi banche commerciali moderne non sono solo degli ‘schemi di Ponzi’ per definizione, ma fondamentalmente distruggono le economie nazionali e globali con le loro pratiche monetarie e la loro corruzione abituale. Più grande è la banca, più grande è lo schema,  più segreti sono i giocatori e le regole.

Se  prendete un prestito dalla vostra banca locale, la sottoscrizione può includere molte ‘clausole ambigue’ progettate per mandarvi in preclusione. Clausole che possono obbligare i mutuatari ad un tasso variabile a due cifre o addirittura a  nuovi sistemi di pagamento che l’acquirente non avrebbe mai pensato di venire a conoscenza,  mettendolo in povertà instantanea  e indebitandolo per un lungo periodo finanziario e creditorio  con il trasferimento istantaneo di ricchezza  al creditore. La crisi immobiliare del 2008-2009 è stata costruita sul prestito sub-prime e da pratiche sottoscritte sottobanco che hanno ridotto in schiavitù milioni di persone negli Sati Uniti. Nessuno va in galera, le multe sono inferiori degli utili percepiti, e le regole di ingaggio vengono cambiate dagli stessi giocatori. Il cittadino medio non ha mai saputo nulla. Tutto va avanti, fatta eccezione per il diritto di riscatto della casa di chi è stato ingannato da un sistema truccato. Costoro sono bloccati dall’esercizio di proprietà della casa, e dalla sicurezza che fornisce, per sempre. E questo è proprio quello che hanno in programma per l’ometto comune. Mrs Hudes ci può illuminare su come pratiche simili vengono attuate contro le nazioni sovrane bisogne di un prestito.
Il giorno in cui qualsiasi banca occidentale ‘riduce la povertà’,  giuro mi mangio il cappello. Attraverso marchingegni monetari tipo riserva frazionaria, futures ad alta frequenza, il legalizzato e palesemente illegale riciclaggio di denaro ed i derivati ​​ che attualmente la Banca Mondiale gestisce per migliaia di miliardi in tutto il mondo, tutto ciò può essere definito uno ‘schema Ponzi’, ma ciò sarebbe un insulto a tali truffe di piccolo cabotaggio. La Banca Mondiale rappresenta qualcosa di molto peggio e più insidioso. Loro, insieme con il Fondo Monetario Internazionale, hanno causato più povertà di qualsiasi altro soggetto nella storia del genere umano. Le guerre lasciano rovine che possono essere riparate in un paio di anni. Questi avvoltoi hanno attaccato le Nazioni con l’intento di distruggerle per generazioni.
Se stai quindi cercando di puntare il dito su un qualsiasi strumento finanziario, non farlo sul Bitcoin. Al di fuori di Mark Karpeles e Mt. Gox  e altre truffe centralizzate sul Bitcoin, il Bitcoin non ha mai fatto male a nessuno. Settant’anni di storia della Banca Mondiale hanno più scheletri nel suo armadio di tutte le grandi guerre del mondo messe assieme. Si tratta di una mafia internazionale progettata per depredare il mondo attraverso la politica monetaria e la corruzione. Sarebbe meglio si indagasse di più su La Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. Economie di molti paesi sono sull’orlo del collasso o si stanno appena riprendendo e questi due mostri hanno le loro impronte digitali dappertutto su tutto ciò.
Fanno tutti la loro negoziazione finanziaria nell’ombra per un motivo. Sono tumori, cancri che tendono a distruggere le cose viventi dall’interno verso l’esterno.
Ora potete farvi una vostra opinione sulle persone che etichettano il  Bitcoin come uno ‘schema Ponzi’. Cosa ha fatto per decenni la Banca Mondiale, mentre predicava ‘la riduzione della povertà’ in tutto il mondo, in un mondo che continua a diventare sempre più povero di minuto in minuto?